Maria Deborah De Lucia

Maria Deborah De Lucia, architetto, nata a Cecina, vive e lavora a Pianezza (Torino).
La sua ricerca artistica nasce dall’esigenza di rappresentare, inizialmente attraverso l’astrattismo, poi con l’essenzialità della materia, i luoghi della mente e dell’anima.
L’ artista attinge al quotidiano e utilizza con modalità non tradizionale oggetti che creano sulle tele strutture geometriche cromaticamente essenziali.
Manipola cose già fabbricate ‘per altro’ con l’intento di reinterpretare la vita o per esprimere l’impegno a reinventarsi.
Tutto può collaborare a rappresentare il fluire delle emozioni, il distruggersi e ricostruirsi: le foglie, pietre colorate, uno spago che lega e avvolge, vetri rotti ma smussati, conchiglie, pinzette per dossier, matite, tappi, scarti di metallo o di plastica.
Nel suo percorso evolutivo impara a muoversi e avviene che la materia acquisisce più valore, occupa maggior spazio, diviene protagonista di un presente che, seppur fatto anche di ciò che è rimasto del passato, ha desiderio di occupare la superficie con una presenza incisiva ed elegante.
Il suo linguaggio è essenziale, pulito, razionale, giunge a enunciazioni artistiche di una matrice lirica spesso quasi letteraria, come dimostra il suo frequente ricorso alla parola. Ogni lavoro esiste unitamente ad una frase che esprime l’emozione, l’avvenimento, la presa di consapevolezza che l’ha generata. Carica gli oggetti di significati simbolici connessi ad esperienze autobiografiche, spesso è l’oggetto posto sulla tela, in un contesto diverso da quello per il quale era stato ‘creato’, a caricarsi di un concetto; ad esprimere il riconoscimento della possibilità che tutto può entrare a far parte di un’altra vita. Quando l’opera è immersa in una varietà di materiali diversi tra loro, è sempre aggraziata ed equilibrata e, impasti coloristici o materici, disposti con estremo ordine o non casuale disordine, divengono simbolo di un processo di razionalizzazione di stati d’animo. (testo Barbara Aimar)

Pin It on Pinterest